L’occasione persa della Fura del Baus


 La Fura dels Baus in 'Boris Gudonov'

La Fura dels Baus in 'Boris Gudonov'

In questi giorni sono preso dal l’organizzazione degli spettacoli per  matrimoni e per l’intrattenimento in eventi privati in cui sono stato ingaggiato, (cfr. www.darus.it)  ma andando spesso a teatro mi piace dire la mia su ciò che vedo o dare ad altri la possibilità di farlo su questo blog .

In questo caso mi affido alla recensione di Luigia, giornalista nonchè mia compagna di vita. Abbiamo condiviso lo spettacolo e le sensazioni del dopo  (non tutte ma gran parte).

Io dico solo che mi piace l’idea di uno spettacolo teatrale non adatto a persone più giovani di una certa età. Infatti mi aspettavo uno spettacolo a tinte forti e sono rimasto un pò deluso anche se comunque  sono stato coinvolto emotivamente in alcuni momenti(non molti però). Non è detto che prima o poi non riesca a realizzare qualcosa con questa chiave ma i visitatori di questo blog lo saprebbero in anteprima e lo vedrebbero anche su www.darus.it.

Il resto lo lascio all’articolo di Luigia:

“Ieri sera sono stata a vedere lo spettacolo della Fura del Baus al Sashall di Firenze. Alcune necessarie premesse: non conosco la compagnia, se non di fama ovviamente, non avevo mai visto nulla messo in scena da loro e non so come sia formata ( a quanto ho capito sono compagnie diverse e soprattutto registi diversi che creano via via gli spettacoli) quindi questa non vuole essere la micro recensione della Fura del Baus ma dello spettacolo di ieri sera, Boris Gudonov.

Seconda premessa. Mi chiedo spesso se sia giusto inscenare una tragedia reale, accaduta recentemente e che ha visto vittime vere. E’ vero che puo’ sembrare un discorso ipocrita, mica non si va a vedere Schindler List o un film sulla guerra in Ruanda.

È un tema complicato, complicatissimo che non sto qui a sviscerare ma che forse rappresenta la vera domanda. Insomma, detta brevemente, cosa dovrebbe dire uno spettatore alla fine dello spettacolo:”mi è piaciuto”!”non mi è piaciuto” “interessante” “mi ha fatto riflettere”, “bravi/non bravi” “bello/brutto”, qualunque commento è allucinante.

Quello che è sentito di piu’ è stato “poveretti gli ostaggi del teatro, che tragedia“. E questa da una parte è la forza dello spettacolo, se non altro riporta agli onori della cronaca uno degli episodi piu’ sconcertanti degli ultimi anni, ma “esteticamente” con quali criteri giudicare?

Detto questo. Si arriva e c’è un bel cartello (spettacolo non adatto ai cardiopatici, ai bambini, alle donne incinte). Vada ovviamente per i bambini, le altre sono limitazioni esagerate che non fanno altro che accrescere il desiderio morboso, sadichetto di vedere lo spettacolo.

Che invece non fa, fortunatamente, paura. Perché se addirittura lo si dovesse giudicare in base a questo, allora saremmo alla frutta (ma forse il teatro alla frutta lo è davvero).

Non so cosa si aspetta la gente, entrando li, voleva provare dei brividi? La sola idea è ripugnante. Come si evince dalle noiose premesse lo spettacolo non mi è piaciuto.

Innanzitutto al lingua: è recitato in spagnolo (e questo gli fa onore.. bravi ci vedreste noi italiani avere il coraggio di fare una cosa del genere?). La cosa andrebbe benissimo, ma personalmente, lo spagnolo mi sembrava poco si addicesse ad una tragedia russa.

Fosse stato in italiano non ci avrei fatto caso, ma tant’è. Nella lingua c’è tutta un atmosfera e i vamos, guapa ecc stridevano con le sole parole Boris Gudonov. La paella e il caviale insomma sono due mondi troppo diversi, ed anche il terrorismo. Non c’è proprio assonanza.

Mai un solo istante in due ore mi sono commossa, eppure far piangere è facile. Potrebbe essere un pregio ma in questo caso non lo è. Gli attori sono freddi e possono sparare, spegnere le luci, mandare musica a palla, raccontare di figli morti e sepolti, di donne straziate , di vite spezzate e la lista della spesa sarebbe piu’ emozionante.

Tre giorni chiusi un teatro e non c’è mezzo accenno alla quotidinaità. Grandi e bei discorsi su cosa è giusto, su cosa sia la lotta armata e cosa la politica, ma non hanno saputo scendere nei dettagli: manca la possibilità di identificazione (farsi pipi’ addosso, avere fame, dormire..tre giorni sono lunghi).

Anche questo potrebbe essere un pregio, parlare solo di principi, ma qui, ribadisco, non lo è stato. Basta, mi dilungo troppo.

Belle, quelle sì, le scenografie innovative, davvero. Un prodotto commerciale, il pubblico lo ha percepito. Gli applausi sono stati pochi e freddi. Come tutto il resto.”

PRIMA DI ANDARTENE DAI UN’OCCHIATA

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2 Risposte to “L’occasione persa della Fura del Baus”

  1. Valentina Moretti Says:

    Inutile e patetico tentare di ricreare la tragedia della paura e dell’angoscia. In ogni caso, i Fura non ci si sono proprio avvicinati. Ho fatto appello a tutti i miei neuroni specchio. Invano, E credo che anche Pushkin non sia troppo contento di quel che han fatto della sua sublime opera.

    • magodarus Says:

      Purtroppo condivido il giudizio. Il tema della paura, della pena e della commozione non sono poi difficili per coinvolgere gli spettatori. Eppure questo spettacolo non riesce a prendere gli spettatori. E’ un’occasione persa appunto ma non credo che il tentare di farlo attraverso questi temi sia inutile o patetico. Lo è quando non si coglie l’obiettivo.

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