Qualche sassolino nel teatro


Dare fiducia, mettersi in gioco, accettare di rischiare insieme ad altri per il raggiungimento di un obiettivo di comune interesse succede a tutti.

Procedere con questo stato d’animo e poi ritrovarsi con un “armiamoci e partitedi De Curtisniana memoria (Totò contro Maciste, film italiano del 1962, Popolo di Tebe, armiamoci, e partite!) probabilmente anche.

Però non posso fare a meno di rimanere tutt’ora basito e di buttar giù qualche considerazione in questo spazio.

Mi riferisco al fatto che i gestori di un teatro, mesi fa, accettarono la mia proposta di ospitarmi nella loro struttura, con il mio spettacolo di magia, per alcune sere in una città che non era la mia, dietro compenso (che pareva facile coprire con un minimo di spettatori pervenuti in sala) e lasciando presagire un possibile ritorno economico oltre alla soddisfazione artistica.

Ero curioso, emozionato e contento di fare un’esperienza del genere e malgrado venissi da diversi giorni di spettacolo in giro per l’Italia, quindi ero un pò stanco, mi sono approcciato a questo impegno con fiducia ed entusiasmo.

Ad esperienza conclusa traccio il bilancio. Mai fidarsi di qualcuno che, in base a comune passioni o interessi, penseresti essere tuo sodale o amico se questi non te l’ha detto espressamente. Rischieresti di prendere una cantonata e tutta per tua responsabilità.

Sono arrivato nella struttura che pensavo mi accogliesse, per lo meno con complicità (in quanto non si trattava di un contatto formale con un teatro classico, ma del rapporto con dei coetanei gestori di  un piccolo e nascente teatrino di quartiere) trovando del palese menefreghismo e quasi un’insofferenza alla mia presenza (che non nego il diritto di avere, per carità, ma il lavoro è lavoro).

Formalmente tutto bene, impegni rispettati, teatro a disposizione e apparente pubblicità a favore dello spettacolo, come al solito dice, realizzata.

Nella sostanza il 75%  degli spettatori sono arrivati solo grazie alla mia attivita’ di promozione e non a quella dei gestori che hanno semplicemente messo i remi in barca. Se non mi fossi attivato avrei rischiato di non esibirmi per mancanza di pubblico.

Dopo aver visto cosa si può combinare con la tracotanza, mi permetto di dare qualche consiglio a chi volesse intraprendere un’attività di gestione di una sala teatrale o roba simile:

1) le cicche fuori dal teatro andrebbero tolte ogni sera e prima della serata successiva da terra e dai portacenere. Lo so significa lavorare ma ogni tanto tocca farlo.

2) Gli spettatori arrivati al teatro, se dopo lo spettacolo si fermano a bere qualcosa, magari insieme a chi ha fatto lo spettacolo che si è preso la briga di invitarli, parlargli del teatro che non conoscevano, rischiare la figuraccia di farli arrivare in un posto semideserto,  sarebbero gratificati dal ricevere un saluto dal gestore (sempre di piccolo ambiente e struttura si tratta) e magari un pò di umanità.

3) Capire chi sono le persone che, malgrado tutto, sono venute a teatro puo’ essere utile per farle ritornare, per far venire i loro amici e per fidelizzare un pubblico arrivato li’ per grazia ricevuta. Oppure certo è più comodo poi dire: ” eh la gente s’e’ stufata della magia, c’e’ la partita e non esce di casa, c’e’ troppe offerte “ buttando via ogni eventuale traino.

4) nei giorni successivi agli spettacoli, se siete al corrente dell’esistenza di ambienti (reali o sul web) in cui colleghi e amici comuni all’artista sono presenti, sforzatevi di fare qualche commento, almeno di circostanza circa l’esperienza vissuta o se la ritenete negativa abbiate il coraggio di comunicarlo. Meglio comunque che ignorare tutti gli sforzi dell’artista che ha comunque lavorato diversi giorni praticamente senza riscontri.

5) Infine, se ospiterete un artista proveniente da fuori città soprattutto, sarà buona educazione, anche se vi restasse antipatico fare almeno finta di interessarsi a lui,  fargli qualche domanda sulla permanenza in città, fingere di rammaricarsi di non avere il tempo neanche di offrirgli un caffè o un panino, fargli capire di avere anche la macchina rotta se vedete che si sposta in taxi da 4 giorni così da non proporgli mai neanche un passaggio con cognizione di causa, non far pagare eventuali non-vedenti che si presentassero chissà  come a “vedere” lo spettacolo, non apparire saccenti con l’artista sulle cause della mancata presenza di pubblico, avere il coraggio di fare i conti economici con l’artista e non delegare il tutto all’ultimo in modo che l’artista si trovi a dover ragionare con chi invece non l’ha mai fatto.

Sicuramente ho peccato di ingenuità, sicuramente mi aspettavo cose non dovute, sicuramente non tengo conto di tante variabili, sicuramente dovrei accontentarmi della soddisfazione artistica per essermi esibito per 4 sere con forti riscontri positivi provenienti da chi c’era, ma sicuramente farò tesoro di tale esperienza e di tali contatti professionali.

Non ho fatto riferimenti precisi, ma chi di dovere saprà riconoscersi in quanto scritto senza bisogno di danneggiarlo direttamente.

PRIMA DI ANDARTENE DAI UN’OCCHIATA

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