L’illusionista è sparito


Ieri sono andato all’anteprima nazionale di un film, L’illusionniste, prodotto da France 3 Cinéma – SACHER DISTRIBUZIONE di cui avevo parlato in un precedente post.

Prima della visione è avvenuta la cerimonia di apertura della mostra denominata “50 GIORNI DI CINEMA INTERNAZIONALE“.

Visto il film ed assistito alla presentazione da parte del regista nominato all’Oscar Sylvain Chomet incalzato dalle domande del critico Claudio Carabba, devo dire che mi aspettavo di piu’. Ho assistito ad un film triste e poetico cui pero’ mancava un non so che’.

La cosa che mi ha fatto riflettere, in qualità di prestigiatore, e’ come, durante la presentazione del lungometraggio, sia chi poneva le domande, che lo stesso regista, focalizzassero la loro attenzione solo su Jacques Tati’, sul paesaggio, sulle scene senza tagli, sul rapporto del personaggio con la ragazza, sul precedente film di Chomet (per cui fu candidato all’Oscar), sulla difficolta’ di produrre un lungometraggio di animazione in Europa, sulle biciclette ecc ecc ma neanche una parola una, sul ruolo della magia, che nel film e’ ingrediente importante e che evidentemente attraeva Tatì ed il suo modo di lavorare.

I relatori si sono comportati esattamente come gli spettatori degli spettacoli all’interno del film, snobbando la magia, il suo mondo, i maghi, gli sforzi necessari per poterla proporre al pubblico, interpretando l’illusionismo come un incidente di percorso nella vita del protagonista del film piuttosto che il carattere dominante del personaggio, che ne aveva caratterizzato la vita, le passioni ed il destino. Quello che percepivo nella considerazione di chi parlava era: illusionismo come arte desueta, adatta a qualche moccioso con la gomma in bocca e qualche nonna che li accompagna.

Parlare di un film che si intitola L’illusionista senza neanche accorgersi che di mezzo c’e’ un mestiere come quello del mago non e’ cosa da poco e forse ne il regista nè il critico se ne sono accorti dato che effettivamente nei titoli di coda non risulta nessuna consulenza magica.

Tornando al film, in esso si vedono situazioni tipiche di un artista che fa gavetta o di quello in fase calante di carriera , esibendosi in locali rumorosi pieni di ubriaconi, o in feste dove gli ospiti continuavano a dargli le spalle, per non parlare di teatri in cui il pubblico era interessato a tutto tranne che alla magia. Immagini che rendono bene l’idea di un mago ridotto nemmeno ad un personaggio felliniano ma quasi ad un barbone.

Il bello del film, oltre nella splendida animazione, nei colori e nella cura dei dettagli, sta nel rapporto tra il mago ed una ragazza, giovane, povera ed ingenua. Un rapporto di protezione e dolcezza che porta l’illusionista a sacrificarsi sempre più nel tentativo di fornirle la dignità di vivere accontentando anche qualche vezzo femminile. Poi lei prende coscienza di sè, guarda il mondo e si innamora di….(mi fermo per non rovinarvi il seguito).

Da notare che come e peggio del prestigiatore, che comunque mantiene la sua dignita’, finiscono il ventriloquo ed il clown. Insomma il  varietà e l’avanspettacolo non reggono la modernità in questa drammaturgia e L’illusionista è sparito, secondo critica e regista.
Per fortuna la realta’ è un pò migliore.

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