E tu come ti presenti?


Come presentarsi

Una delle cose che ho sempre riscontrato, ogni qualvolta mi sono trovato in un evento aziendale dove non tutti si conoscevano, così come anche negli eventi privati, tipo matrimoni in cui degli sconosciuti venivano assegnati ad uno stesso tavolo e dovevano, loro malgrado, socializzare, è la difficoltà di superare il muro di gomma emotivo e razionale dell’interlocutore attraverso un’autopresentazione.

Riusciamo davvero a comunicare con gli altri? A lasciare loro qualcosa di noi?

Partecipare ad un evento ed incontrare delle persone significa inevitabilmente sentirsi porre la domanda: “Tu cosa fai?”

La maggior parte di noi, risponde con “Sono. X (nome della professione) nell’azienda Y” e questa è la risposta che la gente si aspetta, con l’altissima probabilità di lasciare nella mente del nostro nuovo conoscente, traccia per appena qualche secondo, idonea ad essere cancellata da ciò che dirà la successiva persona che questa incontrerà di lì a poco.

Come fa notare Joanna Bloor, CEO di Amplify Labs, specializzata nell’aiutare le persone a scoprire e articolare ciò che le rende distintive in modo che possano formare legami più profondi con gli altri: “Rispondere con il tuo titolo e la tua azienda è la norma. Ma quando lo fai, stai perdendo l’opportunità di far sapere  all’altra persona chi sei in realtà. Tu  non sei solo il tuo lavoro”.

Sintetizzo di seguito,  le sue riflessioni su questo tema liberamente estrapolate da un articolo di Kara Cutruzzula e pubblicate qui:

Tutto inizia con il modo di presentarsi. Se si chiede alle persone se amano la propria risposta alla domanda “Cosa fai”, di solito la risposta è no, quindi bisogna trovare una risposta che ci soddisfi,  poichè le potenzialità del suo impatto sono enormi ed allora perchè non coglierle?
Presentarsi in modo non scontato conferisce il potere di distinguersi in una stanza affollata aumentando le probabilità che gli altri colgano un’opportunità, un rapporto, un’attività o un’idea che potrebbe aiutarvi. Come dice Bloor: “Quando la tua presentazione sarà corretta, non solo avrai l’opportunità di entrare in contatto con le persone, ma ti sarà anche permesso di fare il lavoro che vuoi veramente fare”.
Attenzione: la realizzazione dell’intro richiede un po’ di tempo e fatica. Ma poiché il mondo del lavoro continua a cambiare in modi che non possiamo anticipare, è fondamentale sapere cosa ci distingue dal resto del mondo.
Quindi come puoi trovare la tua nuova risposta a “Cosa fai?
1. Vai oltre il tuo titolo.
La prima cosa che dovete fare è capire chi siete in realtà. Bloor chiede ai suoi clienti: “Per cosa vorresti essere conosciuto? E’ una domanda scomoda, ma per lei è uno scoglio che spinge le persone fuori dalle loro zone di comfort. Invece di affidarti ai risultati ottenuti in precedenza, sei costretto a considerare quello che vorresti fosse il tuo impatto.
2. Pensa ai problemi che solo tu puoi risolvere.
Bloor crede che ognuno, indipendentemente dal proprio lavoro o dalla propria azienda, sia essenzialmente un risolutore di problemi. Così, quando intervista le persone per aiutarle a scoprire la loro storia unica cerca di scoprire i problemi che sono particolarmente bravi a risolvere.
Utilizza questa tattica su di te. Quali sono i problemi che risolvi sul lavoro? E cosa ti rende particolarmente efficace nel farlo? Se ci si presenta come un risolutore di problemi, si può scatenare una reazione istantanea quando si incontra una persona nuova.”
Bisogna capire come esprimere le proprie capacità in una sola frase. Ad esempio, invece di dire “Sono un avvocato specializzato in diritto di tipo X”, si potrebbe dire, “Penso che il problema più grande del sistema giudiziario è A. Come avvocato che si concentra su B, sto aiutando a trovare soluzioni attraverso il fare C.”.
3. Chiedi informazioni ad amici e colleghi.
Spesso è difficile per le persone vedere le proprie abilità. Rivolgiti alle persone che ti conoscono bene e chiedi loro “Che cosa stai vedendo che faccio bene e che io non so è davvero speciale?” Generalmente troverai temi o linguaggi comuni nelle loro risposte, anche se sono persone provenienti da diverse parti della tua vita.
4. Torna alla tua infanzia.
Ancora bloccato? Entra in una macchina del tempo e ripensa a quando avevi otto anni. In cosa eri bravo a quell’età? Secondo Bloor, questa abilità speciale può spesso essere applicata ai tuoi sé presenti e futuri e aiutarti a vedere come sei diverso da tutti gli altri.
5. Non nascondere le tue debolezze.
Trovare le persone giuste con cui relazionarci può essere frustrante, soprattutto in occasione di eventi legati al lavoro. “Penso che molta della frustrazione sul posto di lavoro e con gli altri derivi dal fatto che non parliamo di chi siamo davvero come persone”, dice Bloor. Quindi, cogli l’occasione, apriti e rivela qualcosa di reale su di te. Usa frasi come “Sono davvero appassionato di X” o “Quello che più mi entusiasma di quello che faccio è Y”, che possono comunicare la tua emozione ed il tuo entusiasmo e far sì che gli altri rispondano a tono.
6. Raccogli un feedback sulla tua introduzione.
Dopo aver creato la tua presentazione, provala su cinque persone che conosci bene. Poi, qualche giorno dopo, chiedi loro: “Cosa ti ricordi di più della mia intro? “La loro risposta  ti dirà cosa è più memorabile, cosa potresti modificare e cosa potresti provare a fare quando incontri nuove persone.
7. Resistete a tornare alla stessa intro di vecchia data.
La verità è che sarà sempre più facile dire il solito “Il mio lavoro è X e lavoro per Y”, fare qualche insignificante chiacchiera, e poi passare alla persona successiva con in mano un bicchiere di vino.
Si può scoprire che utilizzare una presentazione di sè autentica e personale porta a rivelazioni più profonde nella vostra vita. “Tutti noi vogliamo imparare e capire perché contiamo su questo pianeta e in questa vita”, dice Bloor. “E si può cominciare con l’essere in grado di rispondere alla domanda ‘Cosa fai?’ meglio”.
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